non so quanti di voi amino la poesia, ma so che quest' arte mi ha fatto capire che non tutto quello che non si riesce a cogliere all' istante è inadatto a noi, e che a volte ci vuole tempo per comprendere le cose. qui potrei aprire una parentesi infinita, ma non lo faccio
lo farò un' altra volta, quando avrò un istante in più... con questo preambolo volevo raccontarvi , almeno in brevi parole, la fascinazione che mi prese la prima volta che lessi -seriamene - una poesia : era penetrare il mio pensero in versi, vedere che qualcuno riusciva ad esprimere con parole precise e suoni poetici e incantati, esattamente quel che pensavo e provavo. altre volte, mi è capitato di non condividere il pensiero dell' autore, come nel caso di Pascoli, ma di rimanere affascinata dallo stile, dalle parole, che evocano con la loro musicalità e il loro significato immagini affascinanti e lontane nella mia mente, sentimenti estranei , e mi portano a comprendere perfettamente il pensiero dell' autore. so di essermi espresa in modo contorto
ma non so spiegarmi in atro modo : la poesia è un affascinante mezzo di conoscenza per arrivare dritti nell' anima del poeta,e dell'uomo in generale. mi auguro che tutti voi riusciate a provare simili sensazioni... è affascinante.
in questa poesia di Pascoli, " Convivio", il poeta parla della vita, e di come ci si senta soli e persi quando muore qualcuno che ci è caro; esprime immagini troppo cupe per la mia mentalità
, o forse che ancora non ho mai conosciuto. in ogni caso, non appena l' ho letta , ne sono rimasta affascinata: oltre ad evocare immagini nitidissime nella mia mente , esprime con assoluta chiarezza il pensiero di Pascoli, un pensiero profondament umano, per tutti coloro che pensano che i poeti vivano una vita a parte, diversa dagli altri mortali...
CONVIVIO, di G. pascoli
O convitato della vita, è l'ora.
Brillino rossi i calici di vino;
tu né bramoso più, né sazio ancora,
lascia il festino.
Splendano d'aurea luce i lampadari,
fragri la rosa e il timo dell'Imetto,
sorrida in cerchio tuttavia di cari
capi il banchetto:
tu sorgi e... Triste, su la mensa ingombra,
delle morenti lampade lo svolo
lugubre lungo! triste errar nell'ombra,
ultimo, solo!







