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domenica, 20 aprile 2008

...una cosa che non ho detto ( del resto, ho appena cominciato ! ) è che mi piace molto scrivere . al momento stò scrivendo un racconto che ha per protagonista la regina Nefertari, splendida sposa del faraone Ramses II, nota anche per le relazioni diplomatico-amichevoli che intrattenne con la regina degli Hittiti , Puduhepa.

vi posto qualche riga del mio racconto ; tenete presente, però, che ho ancora molto da lavorarci su... in ogni caso, ditemi cosa ne pensate!

 

"Quando la mia signora nacque, era un lunedì; io non lavoravo ancora presso la casa del tesoriere, naturalmente, la storia mi era stata raccontata dalla vecchia Lesoti, la levatrice. La notte, nera e immobile, era stata spezzata dal pianto disperato di una bambina color miele, tonda e grassoccia come un pupazzo di panno. Pur, il gatto nero della padrona, che era molto devota alla dea Bastet, sentendo le grida della neonata, si sollevò stiracchiandosi sulle zampine nere e , con la consueta flemma, si avvicinò a quel pupazzetto sanguinolento e gli leccò la faccia tonda. La padrona, sfinita dalle fatiche del parto, a quella vista lanciò un grido di gioia e svenne, gettando tutta la servitù nel panico . giovani schiave che correvano strillando da una parte e dall’ altra , umettando la fronte della padrona e preparando gli infusi nauseabondi delle loro primitive culture, terrorizzate al pensiero che il dio Seth fosse penetrato nella loro signora ancora aperta e le avesse strappato il cuore. Solo Lesoti era calmissima ; si fece largo a grandi colpi del suo imponente didietro e prese fra le braccia rotonde la bambina urlante , con incredibile delicatezza. Seguita da Pur che le intralciava le gambe, si avvicinò al bacile di pietra del Primo Lavaggio e vi immerse la neonata, lavandole via lo spesso sangue viscoso della nascita.

La padrona delirò , in preda ad una febbre spossante, per due giorni e due notti, e infine, alle prime luci dell’ alba del terzo giorno , spirò, serena e felice perché la dea Bastet aveva preso la piccola neonata sotto la sua protezione.

Il tesoriere aveva allora altri 13 figli, ed inoltre i suoi pressanti impegni gli impedirono quasi di rendersi conto della nascita della sua ultimogenita, che crebbe sotto l’ affettuosa e inflessibile sorveglianza di Lesoti. Solo quando ebbe circa 10 anni, e fu aperta al ciclo della Luna, suo padre si rese conto della sua esistenza : la sua minore era una ragazzina di dolce bellezza, che di certo ben presto sarebbe fiorita in modo straordinario. Il sacerdote della casa la rinominò Nefertari, “ la ricca di fascino “, e il suo nome di bambina venne ben presto dimenticato. Nel giro di dieci anni, in effetti, la bambola di panno tonda e soffice che aveva portato alla morte sua madre, era diventata una ragazza alta e sottile come un giunco del Nilo , il profilo enigmatico e gli occhi color oro brunito ; non dimenticherò mai quando, dallo sporco e maleodorante mercato degli schiavi, venni trasportato nella bella casa del tesoriere, il mio nuovo padrone , e incontrai per la prima volta Nefertari : protetta da due giganteschi schiavi nubiani come un prezioso tesoro, aveva una pelle cremosa color resina scuro, due occhi obliqui e opalescenti di un affascinante verdegrigio felino, e i capelli di seta nera intrecciati e decorati da un pesante monile che raffigurava il muso della sacra Bastet. Naturalmente, me ne innamorai subito, nonostante avessi solo sette anni e sapessi che il mio era un amore senza speranza.
Venni subito requisito da un aguzzino che si chiamava Maz-ka e, come Primo Scriba della casa, era anche mio signore ; Maz-ka, convinto che non avessi una bella calligrafia, mi relegò nel ruolo più noioso, quello del contabile, e così mi toccava trascorrere lunghe ore a registrare le spese della casa , dagli acquisti di un’ oca grassa per il pranzo fino alle spese per la collezione di elefantini d’ avorio del signor tesoriere. Tuttavia, questo mi consentì di rendermi conto in anticipo che stavo per perdere la mia Nefertari, e prepararmi al distacco.
Non che la vedessi molto, in realtà ; ma, a volte, la sua voce chiara giungeva fino agli alloggi degli schiavi, mentre cantava con una delle sue serve, e allora mi fermavo ad ascoltare, emozionato, fino a che il preciso colpo della canna di Maz-ka non mi raggiungeva sul collo, costringendomi a tornare al mio lavoro.
In quel mese di Giugno, Nefertari doveva compiere tredici anni ; da quando era finito l’ inverno, c’ era stato un certo fermento nella casa del tesoriere , perché si sussurrava che la ragazzina si sarebbe sposata a breve con il Governatore di Tebe. Io lo sapevo già da mesi, naturalmente : la mia signora era l’ ultima figlia femmina rimasta al signor tesoriere , e non si potevano certo ignorare tutti quegli acquisti di gioielli , tele di Bisso e di porpora , parrucche intrecciate e monili, che sarebbero andati a formare il corredo della sposa.
Per l’ occasione, il tesoriere aveva deciso di fare le cose in grande ; del resto , la bellezza della fanciulla lo meritava , e negli ultimi anni erano stati comprati per lei i migliori scribi del mercato degli schiavi , perché le insegnassero la scrittura e la storia , la matematica e il canto. Il mio padrone è conosciuto in tutta la regione per le sue idee moderne , ed è un convinto sostenitore del valore di una buona cultura, anche per le donne.
Per l’ estate , ci eravamo spostati nella fastosa villa di famiglia, protesa sul Nilo come una grande nave , affinché il compleanno della piccola Nefertari potesse essere festeggiato in tutto il lusso che meritava. Fin dall’ inizio, lunghe teorie di carri carichi di merci avevano cominciato ad affluire alla villa da tutto l’ Egitto e perfino da oltre confine; mano mano che avori pregiati , preziose lanterne d’ oro e abiti di lino candido di riversavano nei magazzini, un fiume di denaro fuoriusciva dalle nostre casse , e in quei giorni io fui occupatissimo nei miei calcoli, affinché fosse presa nota di ogni singola spesa e il tesoriere non si ritrovasse improvvisamente senza tesoro. C’ era un gran fermento alla villa, schiavi e schiave che correvano da tutte le parti trasportando tavoli, disponendo paraventi di papiro e bracieri d’ oro di fine fattura ; nel cortile della casa degli schivi, giovani ragazzine lavoravano alacremente alla tessitura di un grande stendardo raffigurante Horus , e intrecciavano con le loro mani sottili ghirlande di giunchi e di fiori gialli per decorare il parapetto ; l’ abito della mia signora , per quella festa che aveva tutto il sapore di un banchetto di nozze, sarebbe arrivato da Biblo sulla costa fenicia.
Per fortuna, in quel periodo il mio lavoro mi alienò così tanto dalla realtà , che non ebbi il tempo di rendermi conto di quel che succedeva . Nefertari arrivò alla villa due giorni prima del suo compleanno , accompagnata da lesoti e dall’ anziano Pur , quando tutto era stato ormai preparato. Descrivere cos’ era diventata quella villa in un paio di settimane , è impossibile ; dal Nilo, si poteva attraccare al piccolo porticciolo privato rimesso a nuovo , e da lì, si accedeva direttamente all’ enorme terrazzo proteso per metà sul fiume , dove si sarebbe svolta la festa. Il profumo pungente delle spezie bruciate e dei fiori si spandeva nell’ aria punteggiata dalle fiamme sfolgoranti dei bracieri e delle lanterne , e ovunque si notavano le ghirlande verdi e oro delle schiave , appese sopra le porte o lungo i parapetti ; lo stendardo che rappresentava il falco sacro a Horus era stato posto sul lato frontale del terrazzo , e sfiorava appena l’ acqua, affinché fosse ben visibile a chiunque passasse di lì, via terra o in barca.
Nefertari, relegata in un’ ala della villa, trascorreva tutto il suo tempo leggendo ad alta voce o cantando assieme alle sue schiave kurrite , e sembrava disinteressata ai preparativi che fervevano attorno a lei ; anzi, una sera sentii la vecchia Lesoti borbottare che ne era persino imbarazzata , e che avrebbe desiderato meno fasto. Naturalmente, il tesoriere non volle sentir parlare di questa eventualità : Nefertari era il suo gioiello, la più bella delle sue figlie , e desiderava esibirla sotto la sua luce migliore. Una pietra di giada non si può certo tenere in un cestino di uova di quaglia, diceva."
Erzsi
postato da: erzsi alle ore 18:17 | Link | commenti
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