proprio stamattina, frugando fra i documenti word del computer di mio fratello, ho ritrovato l' inizio di un raccontino che avevo iniziato a scrivere qualche anno fa, meno complesso di " geisha", il racconto che stò scrivendo ora, e più " leggero", ma comunque abbastanza carino. leggendolo, mi ha fatto ridere, lo stile di scrittura è molto diverso da quello usato per " geisha", ma comunque abbastanza interessante. ve lo posto qui per sapere cosa ne pensate
"Mia madre mi ha chiamato Costanza, come mia nonna. Costanza Angelina Curau, mi chiamo, e non ho grosse lamentele da fare sul mio nome: bel suono, armonico, forse un po’ freddo, ma non male, classico, dalle mie parti.
Qui giù, dove abito io, non si sa cosa sia il freddo; magari un giorno, per scoprirlo anche noi, invocheremo la Madonna di Guadalupe perché faccia nevicare ad Agosto anche da noi; mi andrebbe bene anche a Settembre o Ottobre, non so, non ho mai toccato la neve con le mie mani. Lucilla, la mia migliore amica-nemica, va tutte le estati a Courmayeur, quel posto impronunciabile che sembra essere innevato in tutte le stagioni, estate e primavera comprese, a metà prezzo però se la neve si scioglie. Lucilla mi ha detto che la neve è farinosa, ghiacciata, ed è cento volte più bella delle nostre distese di sabbia e dei nostri fichi d’ india spinosi. Dice che sono belli gli abeti innevati, e che vorrebbe che un giorno un eroe misterioso uscisse dalla foresta a bordo di una slitta trainata da cani e che la portasse via con sé, per farne la sua principessa delle nevi. La mamma dice che Lucilla è pazza. << quelle come lei dicono un mare di scemenze per far ingelosire chiunque le ascolti, Stanzuccia>> mi dice con quel suo tono da vecchia saggia che usa sempre quando parla con me; <<chill’ come lei nun devono essere prestate d’ ascolto>> dice la nonna, un po’ sconclusionata, con quel modo di parlare caratteristico di tutte le vecchiette del posto: cosa importa se le parole sono rispondenti all’italiano corrente, se il modo di parlare non è proprio ortodosso e se le frasi sono buttate lì come capita capita, l’ importante è il senso, mi dice. Chissà, magari ha ragione.
Stamattina mi sono alzata presto. Era bel tempo, e a me non piace perdere minuti di sole standomene a letto, io voglio scendere il prima possibile al mare, quando posso.la mamma non è d’accordo: per lei dovrei passare ogni minuto libero china sui libri, e quando ho tempo anche fermarmi a dare una ripassatina alla lezione di domani. Sempre un libro in borsa, giusto per essere sicuri di averlo sempre dietro. Io non voglio, però, vivere così: non mi interessa di essere una letterata , di conoscere a fondo i misteri della natura e della scienza, sapere a menadito tutte le date della storia, ma nemmeno mi piace non sapere niente; quel po’ che serve per ravvivare le discussioni e i pensieri, per non essere del tutto stupida, per avere sempre un minimo di curiosità da soddisfare. Ho anch’ io la mia pila di libri sul comodino ( anche se non sono i libri che vorrebbe mia madre), e li leggo ogni sera. Di giorno, però, preferisco fare un giro sulla spiaggia.
La nostra casa , un piccolo cubo di pietra costruito in tanti anni dalle rugose mani del nonno e della nonna, è appollaiata su una scogliera a strapiombo sul mare, nera e lucida di schizzi, sempre ricoperta da centinaia e centinaia di gocce che sembrano lacrime, e risplendono al sole come opali iridescenti. Sotto, un’ immensa distesa bluverde, un mare sconfinato che arriva chissà dove; la zona è costellata di fichi d’ india rossicci e piante grasse, quelle tipiche che si vedono solo dove c’ è aria di salsedine; la stradina che porta quassù dove abitiamo noi è una sola, un sottile segnetto a matita su una montagna nera di scogli; un tempo dice la nonna, quassù ci si arrivava solo a dorso di mulo, e se pioveva , allora si che erano guai. Il paese è qui sotto, Lamarta Sul mare. Chissà perché, Lamarta; Poteva anche essere Lagiovanna, o Lafrancesca. A volte ci penso, e mi chiedo che senso abbia, ma dopotutto non è poi così importante, ci deve essere dietro qualche storia romantica con una protagonista dalle affascinanti trecce nere, una certa Marta, magari. Guardacaso. Comunque, il paese è piccolo , solo un centinaio di case, o poco più; poi c’è la scuola ( anzi no, ce ne sono due: Scuola Elementare e Media Sant’ Anna e Scuola Tutticorsi, un posticino innovativo e privato, per chi ha disponibilità economiche), e naturalmente il castello, un bellissimo avvoltoio arroccato sul monte più alto della zona, Monte Serpi. Ci sono centinaia di migliaia di negozietti di cibi e oggetti tipici del luogo, com’ è ovvio, e anche qualche museo; un bel parco verde, che però non regge granchè vista l’ aria di mare, e una spiaggia favolosa a cui si accede per mezzo di una scaletta di metallo che hanno installato qualche anno fa, un vero obbrobrio. Una volta, la spiaggia si raggiungeva solo con un’ ora di cammino fra le frasche , sotto il sole cocente, sdrucciolando sulla sabbia bollente ad ogni piè sospinto, con le pigne appiccicose che ti cadevano in testa e ti facevano perdere la bussola. Però era più divertente. Più romantico, più avventuroso. Bisognava raggiungere prima la cima di Col Verdino, un colle che di Verdino non ha proprio niente, e poi giù, a valle, dove il verde c’è davvero, e anche troppo. È una strada lunga e impervia, ma è più bella.
La mamma, come al solito,non è d’accordo.
Per lei, se tutto fosse facile e banale sarebbe la perfetta felicità. Scale di metallo, taxi che ti aspettano sotto casa, magari anche una colf che ti porta la spesa e te la sistema nel frigorifero. Io no, una vita così non la voglio, voglio poter essere libera di scegliere la strada più difficile, se è quella che mi attira, voglio poter uscire da scuola e andare subito in spiaggia, senza tornare nella casetta buia a fare i compiti. Voglio poter prendere un arancio da un albero e mangiarlo mentre il sole tramonta, voglio poter passare fra le frasche con le pigne che mi cadono in testa, voglio potermi fare una doccia all’ aperto, d’ estate, e voglio anche poter scegliere da sola , della mia vita.
Ho quindici anni, e non voglio smettere di sognare. "







comunque, adesso stò scrivendo un racconto ambientato nel giappone di fine ottocento, che ha per protagonista una delle più note geisha di Kyoto, Nijimi-San... non vi dico altro perchè se no rischio di farmi sfuggire le idee, che per il momento sono ancora in lavorazione, ma volevo proporvi le prime righe del racconto per sapere cosa ne pensate, visto che non sono ancora del tutto sicura...comunque, ecco qui: